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Si, ma serve una complessiva valutazione sui tempi, modalità e costi dell’innovazione.

La Corte di Cassazione (con la sentenza n. 3616 del 27 gennaio 2016)  ha ulteriormente precisato gli ambiti di applicazione del principio di massima sicurezza tecnologicamente fattibile sul lavoro e per la prevenzione di infortuni – così come rinvenibile dal combinato disposto del D.lgs. 19 settembre 1994, n. 626, art. 4, comma 5, lett. h), art. 3, comma 1, lett. b) e art. 89, comma 3, lett. a)  – ed ha statuito che anche in presenza di innovazioni in grado di migliorare le condizioni di sicurezza  in azienda, il datore di lavoro non deve obbligatoriamente sostituire le attrezzature presenti se ancora idonee e, comunque, non prima di una “…valutazione complessiva sui tempi, modalità e costi dell’innovazione.”

Il collegio giudicante, nel dettaglio, “…ritiene che, se è vero che questa Corte ha anche affermato che, in materia di infortuni sul lavoro, è onere dell’imprenditore adottare nell’impresa (nella fattispecie: nel cantiere edile) tutti i più moderni strumenti che offre la tecnologia per garantire la sicurezza dei lavoratori (così questa sez. 4, n. 43095 del 26.9.2005, Merighi, rv. 232450 in un caso in cui il datore di lavoro è stato ritenuto responsabile della violazione del D.P.R. n. 547 del 1955, art. 374 (…..),  il principio de quo vada letto alla luce di quello meglio precisato dalla già citata sentenza 41944/2006, Laguzzi, secondo cui, qualora la ricerca e lo sviluppo delle conoscenze portino alla individuazione di tecnologie più idonee a garantire la sicurezza, non è possibile pretendere che l’imprenditore proceda ad un’immediata sostituzione delle tecniche precedentemente adottate con quelle più recenti e innovative, dovendosi pur sempre procedere ad una complessiva valutazione sui tempi, modalità e costi dell’innovazione, purché, ovviamente, i sistemi già adottati siano comunque idonei a garantire un livello elevato di sicurezza (così questa sez. 4, n. 41944 del 19.10.2006, Laguzzi, rv. 235538).”

Sicurezza: obblighi e responsabilità del datore di lavoro

La sentenza della Suprema Corte di Cassazione consegue al ricorso presentato avverso la condanna per omicidio colposo, da parte del Tribunale di La Spezia, dell’amministratore unico di una Srl in seguito alla morte di un operaio dipendente, ravvisando responsabilità per omessa adozione di misure preventive essenziali e per non averle aggiornate in relazione al grado di evoluzione delle tecniche di prevenzione e protezione.

La Cassazione, nel caso in esame, nel richiamare la sentenza n. 41944/2006, che cristallizza l’obbligo per l’imprenditore che disponga di più sistemi di prevenzione ad adottare (salvo impossibilità) quello più idoneo a garantire il maggior livello di sicurezza, senza deroghe, soprattutto se i beni da tutelare siano costituiti dalla vita e dalla integrità fisica delle persone, ha ulteriormente ribadito che tale obbligo si completa con la previsione che, laddove i beni da tutelare fossero esclusivamente di natura materiale,  sarebbe ammissibile una valutazione comparativa tra costi e benefici.

Redazione AIFES