Strategia Nazionale sicurezza lavoro: L’Italia compie un nuovo passo verso l’obiettivo “zero infortuni”.
È stata infatti approvata la Strategia Nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026–2030, un documento che inaugura una nuova fase delle politiche di prevenzione contro infortuni e malattie professionali.
L’approvazione è arrivata nel corso della riunione del Comitato per l’indirizzo e il coordinamento della vigilanza (ex art. 5 del D.Lgs. 81/2008), presieduta dal Ministro della Salute Orazio Schillaci.
Il messaggio di fondo è chiaro: la prevenzione diventa una priorità strategica di sistema, non un insieme di interventi isolati.
Una strategia allineata all’Europa e al futuro del lavoro
La Strategia 2026–2030 si colloca in piena coerenza con il Quadro strategico UE 2021–2027 e dialoga con il Piano Nazionale della Prevenzione 2026–2031.
L’obiettivo è rafforzare continuità e integrazione tra sanità, prevenzione e vigilanza, superando approcci frammentati.
Alla base c’è un principio ormai consolidato a livello europeo: gli infortuni non sono una fatalità, ma eventi prevenibili attraverso organizzazione del lavoro, formazione, controlli efficaci e diffusione di una cultura della sicurezza.
Il riferimento esplicito è l’approccio Vision Zero, sempre più centrale nelle politiche comunitarie.
Collaborazione istituzionale: un approccio di sistema
Uno degli elementi qualificanti della Strategia è il rafforzamento del coordinamento tra tutti gli attori coinvolti nel sistema prevenzionale.
Ministeri competenti, Regioni e Province autonome, INAIL, Ispettorato Nazionale del Lavoro e parti sociali sono chiamati a operare in modo sinergico.
L’obiettivo è rendere le politiche di prevenzione più efficaci e omogenee su tutto il territorio nazionale, riducendo disallineamenti e sovrapposizioni che, negli anni, hanno spesso indebolito l’azione di contrasto agli infortuni.
I cinque assi strategici della Strategia Nazionale sicurezza lavoro 2026–2030
Il documento individua cinque direttrici fondamentali su cui costruire le politiche di prevenzione dei prossimi anni.
Affrontare i cambiamenti del lavoro: Digitalizzazione, lavoro agile, nuove forme contrattuali e invecchiamento della forza lavoro impongono una revisione dei modelli tradizionali di prevenzione; i rischi cambiano e la prevenzione deve evolvere di conseguenza.
Rafforzare la resilienza istituzionale: La Strategia punta a una maggiore integrazione tra enti, a un utilizzo più efficace dei dati e a una sinergia più stretta tra vigilanza e promozione della salute nei luoghi di lavoro.
Potenziare le tutele per lavoratori e lavoratrici: Particolare attenzione è riservata ai settori ad alto rischio, ai lavoratori fragili e alle professioni sanitarie, spesso esposte a condizioni di lavoro complesse e stressanti.
Supportare micro, piccole e medie imprese: Le MPMI rappresentano il cuore del tessuto produttivo italiano. La Strategia prevede strumenti semplificati, linee guida operative, assistenza tecnica e incentivi mirati per rendere la prevenzione realmente accessibile.
Diffondere la cultura della prevenzione fin dalle scuole: La sicurezza viene riconosciuta come valore culturale prima ancora che come obbligo normativo. Investire sull’educazione significa costruire comportamenti sicuri nel lungo periodo.
Non un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso
La Strategia Nazionale 2026–2030 passa ora alla Conferenza Stato-Regioni per il recepimento e l’attuazione a livello territoriale.
Il Comitato per l’indirizzo e il coordinamento della vigilanza continuerà a monitorare l’avanzamento degli obiettivi e a orientare le future politiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
Si tratta quindi di un quadro dinamico, destinato a incidere progressivamente su norme, controlli, formazione e organizzazione del lavoro.
Perché la Strategia conta anche per le aziende
Per imprese, consulenti, RSPP e formatori, la Strategia 2026–2030 rappresenta un riferimento chiaro per i prossimi anni.
È un segnale di rafforzamento delle politiche di prevenzione e, inevitabilmente, anche dei controlli.
Allo stesso tempo è un’opportunità: chi investe oggi in formazione di qualità, organizzazione del lavoro e cultura della sicurezza sarà più preparato ad affrontare i futuri sviluppi normativi e a gestire i rischi in modo strutturato.





