Il restauro dei beni culturali è un’attività di altissimo valore storico, artistico e sociale.
Tuttavia, dietro la tutela di opere d’arte, edifici storici e reperti archeologici, si nasconde un insieme di rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori spesso sottovalutati.
Restauratori, tecnici e operatori intervengono su materiali molto diversi, in ambienti complessi e variabili, con esposizioni a rischi biologici e chimici non sempre immediatamente percepibili.
Un recente factsheet di INAIL analizza in modo approfondito questi pericoli e fornisce indicazioni operative per una prevenzione efficace.
Cos’è il restauro dei beni culturali (anche dal punto di vista della sicurezza)
Il Codice dei beni culturali e del paesaggio definisce il restauro come l’insieme degli interventi diretti a garantire l’integrità materiale del bene e la trasmissione dei suoi valori culturali alle generazioni future.
Questa definizione richiama due esigenze inscindibili: la tutela dell’opera e la tutela della salute e sicurezza degli operatori.
Le attività di restauro possono riguardare edifici storici, opere pittoriche, materiali lapidei, manufatti lignei, carta, tessuti e metalli, con lavorazioni svolte sia in ambienti indoor – come laboratori, archivi e musei – sia outdoor, in cantieri, scavi archeologici e contesti urbani o rurali.
I principali rischi lavorativi nel restauro
Rischi di natura biologica
Molti materiali oggetto di restauro costituiscono un substrato ideale per la proliferazione di microrganismi.
Carta, legno, tessuti, pigmenti organici, stucchi e colle possono favorire la crescita di batteri e microfunghi, responsabili non solo del biodeterioramento dell’opera, ma anche di esposizioni significative per i lavoratori.
I rischi principali derivano dall’inalazione di bioaerosol, dal contatto cutaneo con microrganismi, enzimi e tossine e dalla possibile insorgenza di allergie, sensibilizzazioni o infezioni.
Le attività svolte all’aperto risultano particolarmente critiche, perché le condizioni ambientali sono difficilmente controllabili e possono essere presenti insetti vettori, roditori o animali selvatici.
Un ambito specifico è quello del biorestauro, che utilizza microrganismi selezionati per la pulitura o il consolidamento delle opere.
Anche se generalmente considerati sicuri, questi processi richiedono comunque una valutazione attenta del rischio biologico professionale.
Rischi di natura chimica
Durante le operazioni di restauro vengono utilizzate numerose sostanze chimiche.
Solventi, vernici, pigmenti, resine, consolidanti e biocidi espongono i lavoratori a rischi per inalazione e contatto cutaneo.
Gli effetti possono essere irritanti, tossici, allergizzanti e, in alcuni casi, anche cancerogeni.
A questi si aggiungono polveri e fumi generati dalle lavorazioni meccaniche su materiali lapidei, murari o lignei, che contribuiscono ad aumentare il carico di esposizione.
Valutazione del rischio e obblighi normativi
La gestione di questi rischi deve avvenire nel rispetto del D.Lgs. 81/2008.
In particolare, la valutazione del rischio chimico rientra nel Titolo IX, mentre quella del rischio biologico è disciplinata dal Titolo X.
È essenziale identificare correttamente le sostanze utilizzate, verificarne la classificazione secondo il Regolamento CLP, acquisire schede di dati di sicurezza aggiornate e valutare l’esposizione in relazione al tipo di intervento e al contesto operativo.
Nel restauro, una valutazione generica non è sufficiente: ogni intervento è un caso a sé.
Misure di prevenzione e protezione: un approccio integrato
Il factsheet INAIL sottolinea l’importanza di un approccio integrato alla prevenzione.
Le misure tecniche, come la ventilazione generale e l’aspirazione localizzata, devono essere affiancate da una corretta organizzazione del lavoro, con pianificazione delle attività e riduzione dei tempi di esposizione.
Fondamentali sono anche le procedure operative, le istruzioni di sicurezza e i piani di emergenza, oltre all’uso appropriato dei DPI per la protezione delle vie respiratorie, degli occhi, della pelle e del corpo.
Un ruolo centrale è svolto dal principio di sostituzione, che promuove l’adozione di materiali meno pericolosi, come vernici a basso contenuto di solventi, sistemi a base acquosa e consolidanti inorganici più sicuri per la salute e per l’ambiente.
Formazione e innovazione come leve di prevenzione
Nel settore del restauro, la sicurezza non può prescindere da una formazione specialistica che integri competenze artistiche, tecniche e prevenzionistiche.
La conoscenza dei materiali e dei rischi associati è parte integrante della professionalità del restauratore.
L’innovazione di processo, come il biorestauro e il restauro “green”, rappresenta una leva concreta per ridurre l’esposizione a sostanze nocive senza compromettere la qualità degli interventi.
Sicurezza e tutela del patrimonio non sono in contrasto: possono e devono procedere insieme.
Proteggere le opere significa proteggere le persone
La tutela del patrimonio culturale passa anche attraverso la tutela di chi lavora quotidianamente per conservarlo.
Integrare salute e sicurezza nei processi di restauro significa rendere gli interventi più sostenibili, efficaci e rispettosi sia delle opere sia delle persone coinvolte.





