L’amianto continua a essere uno dei principali fattori di rischio professionale in Europa.
Nonostante il divieto di utilizzo, la sua presenza diffusa in edifici e impianti datati rende ancora attuale il problema dell’esposizione e delle malattie correlate.
Con una nuova raccomandazione, la Commissione europea ha aggiornato in modo significativo il quadro europeo sulle malattie professionali legate all’amianto, rafforzando prevenzione, riconoscimento delle patologie e tutela dei lavoratori.
Un passaggio rilevante per chi opera nella salute e sicurezza sul lavoro, soprattutto in un contesto di ristrutturazioni e transizione energetica.
Perché l’amianto è ancora un problema attuale
Il fatto che l’amianto sia vietato dal 2005 non significa che il rischio sia scomparso.
Al contrario, è ancora presente in numerosi contesti lavorativi, in particolare durante interventi su strutture esistenti.
Ristrutturazioni edilizie, demolizioni, gestione dei rifiuti, attività estrattive e interventi di emergenza o antincendio sono solo alcuni degli ambiti in cui il rischio di esposizione resta concreto.
Secondo le stime europee, tra 4 e 7 milioni di lavoratori sono tuttora potenzialmente esposti.
Il dato più allarmante è che circa il 75% dei tumori professionali riconosciuti negli Stati membri è collegato all’amianto.
A rendere il quadro ancora più critico contribuisce il lunghissimo periodo di latenza: le patologie possono manifestarsi anche 30–40 anni dopo l’esposizione.
Il collegamento con il piano europeo contro il cancro
La nuova raccomandazione si inserisce in una strategia più ampia dell’Unione europea.
La riduzione dell’esposizione all’amianto è infatti uno degli obiettivi del Piano europeo di lotta contro il cancro e del Piano d’azione per l’inquinamento zero.
In questo contesto è stata aggiornata anche la direttiva 2009/148/CE con la direttiva (UE) 2023/2668, che ha abbassato in modo significativo il valore limite di esposizione professionale all’amianto.
Un segnale chiaro: la prevenzione passa anche attraverso standard più stringenti e controlli più efficaci.
L’elenco europeo delle malattie professionali: cosa cambia
La raccomandazione aggiornata sostituisce quella del 2022 e amplia l’elenco delle patologie riconosciute come correlate all’amianto, rafforzando il sistema di tutela a livello europeo.
Le malattie già riconosciute: Restano confermate, tra le altre, patologie storicamente associate all’esposizione ad amianto come l’asbestosi, il mesotelioma, il cancro del polmone e le fibrosi e gli ispessimenti pleurici.
Le nuove patologie incluse: L’elenco viene ampliato includendo ufficialmente anche il cancro della laringe e il cancro ovarico causati dall’amianto, oltre a placche pleuriche con compromissione funzionale e versamenti pleurici non maligni. Un aggiornamento che recepisce l’evoluzione delle evidenze scientifiche.
Le malattie “sospette”: Nell’allegato dedicato alle patologie da monitorare entrano anche alcuni tumori dell’apparato digerente, come quelli del colon, del retto e dello stomaco. Per queste condizioni viene richiesto un rafforzamento della ricerca e della raccolta dati.
Indennizzo e riconoscimento: un messaggio chiaro agli Stati membri
Uno degli aspetti più rilevanti della raccomandazione riguarda il principio del riconoscimento.
Anche le malattie non incluse nell’elenco principale devono poter essere indennizzate, qualora venga dimostrata l’origine professionale.
È un messaggio forte, che rafforza la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie, soprattutto nei casi di esposizioni “storiche”, dove il nesso causale emerge a distanza di decenni.
Prevenzione, dati e ruolo dei sistemi sanitari
La Commissione invita gli Stati membri a rafforzare l’approccio sistemico alla prevenzione.
Vengono richiesti obiettivi nazionali di riduzione delle malattie professionali, un miglioramento dei sistemi di registrazione e dichiarazione dei casi e la raccolta di dati epidemiologici armonizzati.
Un ruolo centrale è attribuito anche alla Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, chiamata a fungere da snodo per lo scambio di dati, buone pratiche e conoscenze scientifiche tra i Paesi membri.
Cosa cambia per aziende e professionisti HSE
Sul piano operativo, la nuova raccomandazione rafforza l’importanza della valutazione del rischio amianto, della mappatura degli edifici, della formazione specifica dei lavoratori e della tracciabilità delle esposizioni nel tempo.
Cresce anche l’attenzione medico-legale sul riconoscimento delle patologie professionali.
Per chi opera nella consulenza e nella gestione della sicurezza, il messaggio è chiaro: l’amianto non è un problema del passato, ma una priorità attuale e futura.
Una responsabilità non solo normativa
La nuova raccomandazione europea rappresenta un passo decisivo verso una maggiore tutela dei lavoratori e una prevenzione più efficace.
In un contesto di ristrutturazioni massive e transizione energetica, gestire correttamente il rischio amianto diventa una responsabilità centrale, non solo normativa ma anche etica.






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