La Corte di cassazione ha recentemente stabilito un principio significativo in materia di sicurezza sul lavoro e responsabilità penale dei membri del Consiglio di amministrazione (CdA) di un’azienda.
Con la sentenza n. 40682 della Quarta Sezione Penale, del 6 novembre 2024, la Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo di tutti i componenti del CdA di una società attiva nel settore edilizio, specializzata nella posa di lastre di cemento armato.
La sentenza si riferisce a un caso tragico, in cui un operaio è rimasto vittima di un grave incidente sul lavoro, schiacciato da una lastra di cemento, in seguito a «gravissimi errori» nelle fasi di produzione e installazione.
Responsabilità collegiale e deleghe di funzione
La pronuncia della Cassazione sottolinea come, nonostante in azienda fossero state adottate specifiche deleghe di funzione e gestione, attribuite tramite delibere societarie, il CdA nel suo complesso sia comunque responsabile dell’incidente.
Le deleghe, secondo la Cassazione, non esentano i consiglieri di amministrazione dalla responsabilità per carenze organizzative che si sono rivelate letali.
La difesa degli amministratori ha tentato di sostenere l’assenza di una responsabilità diretta basata su fatti concreti, evidenziando piuttosto come la condanna fosse derivata dal mero ruolo ricoperto dai consiglieri.
Le difese avevano posto l’accento anche sulle norme del Codice Civile (articolo 2381) e del Dlgs 81/2008 (articolo 16) per sottolineare la validità delle deleghe conferite e la conseguente riduzione delle responsabilità di coloro che non ne erano stati investiti.
Tuttavia, la Cassazione ha respinto il ricorso, evidenziando che i vertici aziendali avevano responsabilità organizzative che non potevano essere delegate completamente, a maggior ragione in un quadro con «gravissime mancanze» in termini di sicurezza sul lavoro.
Le carenze organizzative e la “politica aziendale” pericolosa
La sentenza evidenzia, infatti, un’assenza di pianificazione e programmazione specifica delle attività per l’opera da realizzare.
In aggiunta, viene messa in luce una prassi aziendale consolidata che, secondo i giudici, aveva il solo scopo di rendere i controlli fittizi e inefficaci.
Da questo contesto emerge una politica aziendale mirata a privilegiare il rispetto dei tempi di consegna rispetto alla qualità e alla sicurezza, subordinando quest’ultima alla ricerca del profitto.
Il ruolo del CdA nella gestione del rischio
La Cassazione ha chiarito che il Consiglio di amministrazione è il soggetto tenuto alla gestione complessiva del rischio aziendale e, come tale, è chiamato a rispondere delle carenze che possono incidere sulla sicurezza dei lavoratori.
Anche in presenza di una delega gestoria, il CdA conserva il dovere di vigilare sull’andamento della gestione aziendale e di intervenire, se necessario, per prevenire situazioni di rischio.
La delega, infatti, non elimina né riduce l’obbligo di controllo che resta in capo all’intero organo amministrativo, il quale deve esercitare il potere di intervento e sostituzione per evitare l’insorgere di situazioni pericolose.
Le implicazioni della sentenza della Corte di cassazione
Questa sentenza segna un ulteriore passo verso l’assunzione di responsabilità collettiva da parte dei Consigli di amministrazione, richiamando l’attenzione sull’importanza di una gestione del rischio consapevole e rigorosa.
In un’ottica di tutela della sicurezza sul lavoro, la pronuncia ricorda alle aziende l’obbligo di adottare un sistema organizzativo che sia realmente orientato alla prevenzione degli incidenti, con un impegno attivo da parte di tutti i membri del CdA.
Questa sentenza costituisce un monito per le società e i loro organi direttivi, ribadendo che una delega di funzioni o gestioni non può mai tradursi in un esonero totale dalla responsabilità in caso di violazioni gravi delle norme sulla sicurezza.






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