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Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati

(di Raffaele Angius, “La Stampa”, 5 novembre 2018)

Le sempre più frequenti intrusioni informatiche nelle pubbliche amministrazioni preoccupano anche il Garante della Privacy, Antonello Soro.

È alla sua Autorità che i titolari di un trattamento personale devono notificare ogni intrusione o manipolazione di dati personali.

Che impressione ha avuto dalla recente ondata di attacchi?

“Prima di tutto è bene capire cosa ci sia dietro un simile accanimento. Può trattarsi di rivendicazioni critiche nei confronti del Governo, di motivazioni etiche nel voler imporre un cambio di marcia alle pubbliche amministrazioni nella protezione dei propri sistemi, oppure di una cortina fumogena che cela azioni ostili più mirate”.

Stiamo parlando di spionaggio?

“Sono questi i canali attraverso i quali vengono sottratte informazioni strategiche e segreti industriali, che non possiamo più mancare di proteggere”.

Sono passati due anni dall’entrata in vigore del Regolamento generale sulla protezione dei dati, pienamente effettivo dal 25 maggio di quest’anno. Un appuntamento a cui ci siamo presentati impreparati?

“Esatto. Il problema principale è che si sottovaluta il significato della protezione dei nostri dati”.

Cioè?

“I dati sono la proiezione informatica della nostra vita reale. Ogni violazione può avere conseguenze concrete: da una esposizione non desiderata della nostra persona fino alla salute se, per esempio, i dati manipolati sono quelli di una cartella sanitaria”.

Anche negli ultimi attacchi sono state colpite delle aziende sanitarie.

“Ammettendo che in questo caso si tratti di hacker etici, se quel sistema era alla loro portata forse è vulnerabile per tutti”.

Diffìcile capire da chi dobbiamo proteggerci.

“Le due più grandi sfide per la nostra società penso siano il riscaldamento globale e la sicurezza dello spazio digitale. Per questo urge una strategia consolidata e non episodica: meritoriamente l’Agenda Digitale sta digitalizzando molte funzioni. Attività che richiede una capacità concreta di proteggere i dati di cittadini e imprese”.

In questi anni ha notato una maggiore sensibilità istituzionale sul tema?

“C’è ancora poca consapevolezza. Siamo riusciti a chiedere e ottenere maggiori investimenti sulle risorse umane a difesa del Paese, ma tutto è sempre concesso perché è il Garante a insistere”.

Da dove dovremmo partire?

“Dobbiamo investire davvero nella formazione scolastica. E garantire una maggiore capacità di presidiare le banche dati e le relazioni tra cittadino e Stato”.

Fonte:Garante per la protezione dei dati personali