Condividi

Dall’indagine conoscitiva, realizzata dall’Istituto su un campione di 402 stranieri impiegati nei territori del cremonese e del mantovano, emerge una percezione dei rischi molto bassa da parte degli intervistati: circa il 73% ritiene che non siano presenti nel luogo in cui svolgono le proprie mansioni e oltre il 90% non ha paura né di infortunarsi né di ammalarsi a causa dell’attività professionale.

Quale percezione hanno i lavoratori agricoli immigrati della salute e sicurezza sul lavoro? Qual è il livello di consapevolezza degli stessi lavoratori rispetto alla necessità di formazione in questo campo?

Dalla pubblicazione “Salute e sicurezza in agricoltura

Un’indagine conoscitiva su lavoratori immigrati”, online sul portale Inail, emerge una percezione del rischio molto bassa da parte degli intervistati, un campione di 402 stranieri provenienti da 23 aziende agricole nei territori del cremonese e del mantovano: circa il 73% di questi non è d’accordo o lo è poco sulla presenza di rischi per la salute e sicurezza, l’80% si sente per niente o poco esposto a rischi, oltre il 90% non ha paura né di infortunarsi né di ammalarsi a causa del lavoro.

Approfondite le esigenze formative degli addetti a un settore ad elevato indice infortunistico

E ancora: solo il 16% degli intervistati è a conoscenza dell’esistenza del decreto legislativo 81/08, testo unico sulla sicurezza sul lavoro, poco più del 32% dichiara che l’azienda ha organizzato corsi di formazione chiari ed adeguati al proprio livello linguistico.

Più del 34% giudica scarso il proprio livello di conoscenza della lingua italiana, circa il 27% sufficiente, con differenze a seconda della provenienza, mentre oltre il 75% non ha mai frequentato corsi di italiano.

Lo studio si ispira all’esperienza di “InSuLa”

L’indagine, realizzata dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale – Dimeila, in collaborazione con l’Unità operativa di medicina del lavoro dell’azienda socio-sanitaria territoriale di Cremona, trae spunto dall’esperienza del progetto di ricerca “InSuLa”, finanziato dal ministero della Salute e coordinato dal Dimeila, condotto su scala nazionale e volto ad indagare la percezione del rischio sulla salute e sicurezza sul lavoro di 8 mila lavoratori.

“Attenzione alle vulnerabilità dovute ai mutamenti demografici”

“La vigente normativa di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, ovvero il decreto legislativo 81/2008 e le sue successive modifiche e integrazioni, richiama esplicitamente una specifica attenzione, a motivo della loro maggiore vulnerabilità, ai lavoratori provenienti da altri paesi, nelle fasi della valutazione dei rischi e della informazione/formazione” rileva Sergio Iavicoli, direttore del Dimeila.

“In aggiunta, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro EU-Osha, invita all’implementazione dell’attività di ricerca sulla tematica immigrazione e lavoro nel contesto delle vulnerabilità dovute ai mutamenti demografici – continua Iavicoli.

Alla luce di ciò, si ritiene che un’efficace azione preventiva non possa prescindere dalle valutazioni della percezione del rischio e del fabbisogno formativo, in particolare per i lavoratori stranieri che operano in un settore, quello dell’agricoltura, ad elevato indice infortunistico”.

Il focus sulle “fasce deboli”.

Nel contesto di un progetto finanziato dal ministero della Salute con il bando 2013 del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), è stato realizzato un focus specifico su lavoratori agricoli immigrati nei territori del cremonese e del mantovano, “distretti agricoli” dove i lavoratori stranieri attivi in piccole e medie imprese – in particolare indiani, bengalesi e marocchini – rappresentano una componente spesso bene integrata nel tessuto economico e sociale.

La linea progettuale definita dal bando individuava proprio l’agricoltura e l’edilizia, quali settori di riferimento, in particolare in relazione alla prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali delle fasce deboli, ovvero dei lavoratori immigrati.

“Necessario implementare strumenti di prevenzione idonei a una realtà multiculturale”

“La finalità del progetto è quella di indagare sulla percezione del rischio e sul fabbisogno formativo dei lavoratori immigrati in agricoltura in ambito di salute e sicurezza sul lavoro – sottolinea Benedetta Persechino, ricercatrice e coordinatrice scientifica del progetto –  al fine di individuare criticità e bisogni percepiti che possano fornire momenti di riflessione e di discussione”.

In più il progetto, continua Persechino “punta a fornire informazioni utili allo sviluppo e/o all’implementazione di strumenti di prevenzione mirati al miglioramento della qualità della vita lavorativa in contesti lavorativi sempre più multiculturali.

I risultati preliminari dello studio, implementati attraverso analisi secondarie, costituiscono un’interessante fonte di informazione per l’analisi delle condizioni di lavoro di un gruppo particolarmente vulnerabile di lavoratori”.

Previste esperienze di ricerca analoghe

Nel piano 2016-2018 di attività di ricerca, il laboratorio “Rischi psicosociali e tutela dei lavoratori vulnerabili” del Dimeila, a ragione della sua mission, ha incluso anche l’area “immigrazione e lavoro”.

A questo proposito, sono previste e saranno realizzate un’indagine conoscitiva sull’imprenditoria immigrata in Italia finalizzata alla comprensione dei bisogni in tema di salute e sicurezza sul lavoro e un’analisi dei bisogni e sviluppo di soluzioni innovative finalizzate alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro dei lavoratori immigrati in un settore ad alto impatto infortunistico.

Fonte Inail