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La Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito ha approvato a maggioranza la relazione finale sulla propria attività.

I contenuti della relazione sono stati illustrati in conferenza stampa dal presidente della Commissione Gian Piero Scanu.

Nel documento vengono evidenziate “sconvolgenti criticità” che sarebbero emerse durante l’inchiesta, relative alla sicurezza e alla tutela della salute dei militari impegnati sia nelle missioni internazionali che nel territorio italiano.

Condizioni che, è ancora il risultato dell’inchiesta parlamentare, “hanno contribuito a seminare morti e malattie”.

Una denuncia molto dura che ha provocato la decisa replica dello Stato Maggiore della Difesa, che parla di «inaccettabili accuse».

Ma la Commissione non si è limitata all’uranio, affrontando anche rischio dell’amianto, presente in navi, aerei, elicotteri, sostenendo che «solo nell’ambito della Marina Militare 1.101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate».

Nel mirino anche i poligoni, in particolare quelli sardi, e la conferma dell’«allarme» per la situazione delle missioni all’estero, con «l’esposizione a inquinanti ambientali in più casi nemmeno monitorati».

E proprio per questo si chiede «al prossimo Parlamento di vigilare con il massimo scrupolo sulle modalità di realizzazione della missione» in Niger.

Quella che ieri ha presentato la relazione finale è la quarta Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. Le prime indagini all’inizio del 2000, quando si cominciarono a studiare i possibili effetti del materiale contenuto in munizionamenti della Nato usati nelle missioni nei Balcani.

Un uso prima negato dalla Nato e poi confermato, soprattutto grazie all’impegno dell’allora ministro della Difesa, Sergio Mattarella.

Una vicenda mai completamente chiarita che, secondo l’Osservatorio militare, avrebbe provocato la morte di 352 uomini delle Forze armate italiane e oltre 7mila malati. Numeri però solo parzialmente confermati dalle sentenze.

fonte:ANMIL