Condividi

Sinceramente non credo ci volessero due anni di “gestazione” per tirare fuori un documento che non risolve un solo problema strutturale in materia di formazione. La nostra Presidente, con lo stesso tempo ha dato alla luce due splendidi bambini a dimostrazione che quando le cose si vogliono far bene, bastano pochi mesi e non ci vogliono anni.

In attesa che insieme al Prof. Fabrizio Bottini, per gli aspetti più squisitamente giuridici ed al nostro Comitato Tecnico Aifes per quelli operativi, si possano licenziare le nostre riflessioni in modo più completo, voglio richiamare l’attenzione dei lettori su un paio di questioni, come si dice, di getto!

La prima riguarda la qualificazione dei soggetti formatori di derivazione sindacale, sui i quali si è accennato ad una timida definizione senza affondare il coltello nel marcio. Sarebbe bastato applicare la procedura già in uso presso la Regione Piemonte per scardinare il castello di carte che consente a molti di fare soldi disonesti sulla pelle dei lavoratori, dei datori di lavoro e dei professionisti seri che si avvalgono in buona fede di soggetti formatori per la gestione delle procedure formative. Invece niente, se non una timida regolamentazione delle strutture di diretta emanazione sulle quali voglio proprio vedere chi vigilerà e soprattutto quando.

Un altro aspetto riguarda l’abrogazione dell’Accordo del 2006 che però in via transitoria resta in vita per un altro anno. Che senso ha lasciare uno spazio così dilatato?

Terzo: l’elenco delle classi di laurea idonee all’esonero dalla frequenza dei corsi di formazione moduli A e B. Sono state introdotti corsi per i quali non è previsto neanche un solo esame in materia di salute e sicurezza. Uno schiaffo in faccia chi ha studiato, si aggiorna e accresce la propria professionalità sul campo, nella difficile pratica quotidiana.

Infine, gli enti bilaterali e gli organismi paritetici: il nuovo accordo prevede, che questi soddisfino il requisito della maggiore rappresentativa comparata. Che vuol dire? Chi la misura? Chi difende i lavoratori, i datori di lavoro e i professionisti dalla miriade di auto dichiarati organismi comparativamente maggiormente rappresentativi?

Ci volevano due anni per scrivere queste banalità? Onore ad Aifes che invece ha badato al sodo e si è via i via strutturata in modo da guardare al futuro con la serenità e la serietà che la propria responsabilità di associazione professionale impone.

Da quanto vedo e leggo, le strutture Aifes possono dormire sonni tranquilli in quanto con apposita delibera sono dichiarate di volta in volta sedi territoriali, quindi strutture proprie dell’associazione. Vi è di più, il rapporto costruttivo con CISAL, Anpit e con gli organismi paritetici Enbic e Enbims, nonché  la promozione del servizio RLST, consentirà  loro a breve di ospitare nelle proprie sedi gli OPT Enbic ed Enbims. Passi in avanti concreti nella direzione della comune crescita sindacale ed economica.

Paolo Varesi