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Roma, 11 maggio 2017

Dopo l’approvazione di ieri da parte del Senato della nuova legge sul lavoro autonomo, circa due milioni tra collaboratori, liberi professionisti e un mini esercito di partite iva, possono contare su di un ventaglio di tutele fino a ieri inimmaginabili.

Per la prima volta viene infatti disciplinato lo Smart working che sarà vincolato a precise regole:

  • indicazione della durata massima dell’orario giornaliero e settimanale con conseguente “diritto alla disconnessione”;
  • garanzia dei tempi di riposo;
  • tutele identiche agli altri dipendenti con uguale mansione in materia di salario, apprendimento permanente, sicurezza sul lavoro e assicurazione obbligatoria sugli infortuni.

Nell’ambito delle tutele che la nuova legge appresta in favore dei lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS primeggia la previsione dell’aumento da tre a sei mesi del congedo parentale (fino al terzo anno di vita del bambino).

  • È legge anche la deduzione delle spese per la formazione fino a un massimo di 10 mila euro;
  • tempi certi di pagamento delle prestazioni rese (massimo 60 giorni);
  • possibilità di accesso ai bandi di appalti pubblici o europei con l’obbligo delle pubbliche amministrazioni di fornire adeguata informazione anche attraverso sportelli ad hoc;
  • indennità di disoccupazione (Dis-Coll) che ora comprende anche gli assegnisti e i dottorandi di ricerca con borsa di studio.

Di non secondaria importanza appare anche la norma che, in caso di malattie gravi con prognosi superiore a 60 giorni, consente di sospendere i contributi previdenziali e i premi assicurativi fino a due anni.

Dopo la guarigione le somme dovute potranno essere rateizzate.

Prevista anche l’equiparazione dei trattamenti sanitari domiciliari ai periodi di degenza ospedaliera.

Dall’entrata in vigore della nuova legge le imprese non potranno più cambiare unilateralmente le condizioni contrattuali o recedere senza preavviso.

Sono state anche previste una serie di deleghe che il Governo eserciterà nei prossimi mesi, per consentire alle professioni ordinistiche di svolgere funzioni pubbliche per semplificare la vita di persone e imprese oppure per riconoscere alle Casse di previdenza di diritto privato la possibilità di attivare anche prestazioni sociali, finanziate da un’apposita contribuzione, destinate agli iscritti che hanno subito una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da una grave patologia.

In caso, infine, di malattia o infortunio, su richiesta dell’interessato, si potrà sospendere la prestazione pattuita, fatto salvo l’interesse del committente.

Arianna De Paolis