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Una ricerca realizzata dal Dit che offre una panoramica dettagliata sul funzionamento di questa tecnologia, sul suo impiego in alcuni settori lavorativi ma anche su alcune criticità riscontrate.

La Radio-Frequency Identification è una tecnologia di identificazione automatica, che riconosce a distanza un oggetto per mezzo di comunicazioni radio. Si tratta di una tecnica non recente, nata durante la seconda guerra mondiale con l’uso dei primi radar.

Oggi grazie a mezzi più sofisticati è possibile utilizzarla in alcuni ambiti lavorativi, come quello sanitario e chirurgico, nel comparto agricolo e nei cantieri.

Tutto questo, insieme alle criticità, è stato approfondito dai ricercatori del Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (Dit), in uno studio on line sul sito istituzionale, RFId (Radio-Frequency Identification) in applicaiozni di sicurezza”.

Il riconoscimento a distanza attraverso comunicazioni radio avviene – spiegano i ricercatori – associando un transponder (tag) all’oggetto che deve essere identificato, dopodiché un apposito lettore (reader) interroga i tag per ricavarne informazioni.

RFId in sanità: dal riconoscimento dei pazienti al controllo dei ferri chirurgici.

“È possibile associare un tag passivo (senza batteria, che funziona attraverso onde elettromagnetiche) a un paziente per mezzo di un braccialetto e il numero contenuto nel tag permette la sua identificazione.

Ciò può essere utile – spiegano gli autori della ricerca – per ridurre gli errori medici ospedalieri evitabili, ad esempio le disgrazie causate dall’uso improprio di medicinali sui ricoverati, i rischi di interventi chirurgici nelle sedi sbagliate, sul paziente sbagliato, i rischi di trattamenti medici errati”.

“Un’altra applicazione tipica può essere quella del controllo dei ferri chirurgici in una sala operatoria: tag passivi sistemati sui ferri chirurgici e un reader in corrispondenza del contenitore dei ferri può segnalare a fine operazione se qualche ferro non è stato riposto.

Inoltre un reader portatile può essere passato sul paziente appena operato per verificare che non siano rimasti ferri al suo interno dopo l’operazione”.

Utilizzo e criticità in agricoltura e in cantiere.

“Il sistema può essere usato, nel settore agricolo, per bloccare, in caso di caduta dell’operatore, il funzionamento di attrezzature, come trebbiatrici, mietitrici, pompe idrovore, macchine per trucioli.

In queste macchine fieno, graminacee, sostanze liquide, legno entrano da un’apposita apertura durante il normale funzionamento, ma se avviene l’ingresso accidentale di un operatore bisogna fermare gli organi in movimento.

Per proteggere tempestivamente i lavoratori devono essere integrati sui loro vestiti o su fasce da indossare opportuni tag passivi. Questa – sottolineano i ricercatori – non è una sicurezza principale ma addizionale, perché non protegge eventuali terze persone”.

Nei cantieri l’RFId si può applicare per consentire l’accesso solo al personale che indossi i prescritti dispositivi di protezione individuale (DPI).

“Alcune attrezzature di lavoro (dotate di reader) potrebbero essere rese non attivabili, ad esempio, se l’operatore non indossa specifici DPI.

Addirittura è possibile – suggeriscono gli autori – che terminali portatili, come cellulari, tablet, palmari, svolgano sia la funzione di reader per i tag passivi associati ai DPI (il terminale, indossato permanentemente avverte il lavoratore se dimentica o perde un DPI), sia la funzione di tag attivo per un sistema di localizzazione tridimensionale dei lavoratori all’interno del cantiere”.

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